Paolo Sorrentino al Bari Film Festival

di La Redazione

Paolo Sorrentino ha tenuto una vera e propria lezione di cinema, con annessa riflessione sull’arte e sull’Italia, al Teatro Petruzzelli di Bari, dove tra l’altro ha ricevuto il premio “Federico Fellini platinum award for cinematic excellence”, che gli ha tributato il Bari Film Festival.

In occasione di questo evento, Sorrentino ha dichiarato:

l cinema e la regia sono il rifugio del dilettante concentrato», ha spiegato Sorrentino incalzato dalle domande di Malcom Pagani, che lo interrogava sugli esordi alla regia. «Per fare un film ci vuole una concentrazione molto alta e duratura, perché le riprese durano a lungo e sono tanti gli elementi di distrazione. Non necessariamente i registi bravi sono quelli che hanno conoscenza di tecniche o mezzi, o sono dei cinefili onniscienti. Aver visto troppi film a volte può essere un legaccio, fonte di inibizione. Mi è capitato di andate sui set di altri colleghi, che alla fine abbandonavano un’idea perché l’avevano vista magari due anni prima in un film coreano. Avere una conoscenza troppo approfondita di cinema leva la freschezza e l’approccio spontaneo al lavoro.

Non ha detto molto riguardo al suo nuovo film ma naturalmente, fresco di Oscar, si è espresso su “La Grande Bellezza”:

Volevo raccontare tutto quello che c’è, non solo Roma o l’Italia. Tutti gli stati d’animo, tutte le possibili forme di gioia e disperazione, conflitto, bellezza e bruttezza. Tutte le critiche negative guardano alla superficialità del film, ma mi vanno bene anche quelle, perché il protagonista galleggia nella superficialità; l’unica sua forma di profondità è quella istintiva, di quando si è ragazzini. Nel caso di Jep, la fidanzata della gioventù

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