Troppa poca Italia agli Oscar, perché?

di isayblog4

La vittoria di un Oscar per un film italiano, ormai, è un ricordo sbiadito. Dopo aver fatto incetta di statuette (un po’ in tutte le categorie) da qualche anno a questa parte l’Italia sembra essere sempre di più la grande esclusa dagli Academy Awards. 

Parlare di crisi del cinema italiano è, forse, troppo scontato (anche se una tendenziale perdita di qualità dei nostri film va messa in conto). Le ragioni potrebbero essere più profonde e ricadono, per un verso, in questioni economiche e, dall’altro, nelle difficoltà di comunicazione in un mondo che va sempre più veloce.

Sì, perché in Italia la distribuzione è sempre stata un problema e se è faticoso distribuire film qualitativamente buono nel nostro paese è difficile che possa essere fatto anche all’estero. Non abbiamo, purtroppo, i mezzi necessari per arrivare lontano e forse non ci crediamo neanche a questa possibilità.

Poi, un’altra motivazione potrebbe essere quella che riguarda le tematiche sulle quali si basano i nostri film.

Il trionfo di Benigni con La vita è bella è un esempio di quello che stiamo dicendo. Quell’anno tre Oscar sono andati ad altrettanti film sull’Olocausto (oltre al citato, hanno vinto Nowhere in Africa e Il falsario-Operazione Bernhard). Ma forse c’è ancora qualcos’altro.

► Top 10 Oscar: dieci film italiani che hanno vinto

Ripercorrendo velocemente le tappe della presenza italiana all’Oscar si può vedere come i film che sono stati finora premiati (dieci Oscar per il Miglior film straniero a cui si aggiungono Sciuscià e Ladri di biciclette, entrambi di Vittorio De Sica, che hanno ricevuto l’Oscar speciale, in quanto la categoria non era ancora stata istituzionalizzata) mostrano, ognuno a modo suo, una diversa immagine dell’Italia e degli italiani e sono stati premiati, nel tempo, quelli che più si accostavano allo stereotipo dell’italiano o quelli che, invece, di italiano avevano i nomi ma il cui respiro era nettamente più internazionale.

I film di De Sica sono l’immagine di un’Italia povera che si va ricostruendo sulle macerie della guerra con onestà e impegno, quelli di Fellini e di Petri, come anticipato, hanno una portata più ampia. Poi, con il passare degli anni, nel mondo si riaffaccia quell’immagine dell’italiano più colorata,  che ha un maggiore appeal oltreoceano: è il caso di Nuovo Cinema Paradiso e di Mediterraneo.

Poi, dagli anni ’90 ad oggi, tutto si ferma (l’ultimo Oscar è quello di Benigni del 1999). Fine di un decennio e fine di un’epoca: i film italiani fanno fatica ad arrivare in finale e, se ci arrivano, non vincono (La bestia nel cuore di Cristina Comencini è l’ultimo a entrare nella cinquina).

► Top 10 Oscar: i grandi esclusi italiani

I nostri illustri candidati (Virzì, Moretti, Garrone etc) non piacciono all’America. Il mondo è cambiato. La globalizzazione ha fatto sì che la concorrenza fosse molto più agguerrita e noi italiani, invece di allargare i nostri orizzonti, ci chiudiamo sempre di più in noi stessi e il nostro codice comunicativo è diventato quasi incomprensibile se si esce dall’Italia.

Commenti (2)

  1. Ti pare incomprensibile il codice comunicativo di films che vincono i più importanti premi internazionali?
    “La stanza del figlio”, “Gomorra”, “Cesare deve morire”, “Nuovomondo” … hanno fatto incetta di premi prestigiosi nei festival più importanti, convincendo giurie internazionali.
    Manca il *colore*, lo stereotipo dell’italiano straccione che piace tanto agli yankees? E allora come la metti con Baaria di Tornatore, che da questo punto di vista li straccia tutti.
    Mi domando, ma per quale ragione è così difficile vedere la realtà per gente che come voi si occupa di “critica” a livello (più o meno) professionale?
    Dovrebbe esservi chiaro che vincere oggi un Oscar, con decine di paesi (ai tempi della guerra fredda erano pochissimi) che presentano buoni lavori ai selezionatori, è a dir poco arduo.
    Lo sai, prima di The Artist, da quanti anni i francesi non vincevano un Oscar?
    VENTI!

    Anche loro avranno frignato da mattina a sera come fate voi? Ne dubito.

  2. Aggiungo una correzione all’ennesimo errore della redattrice:

    “I nostri illustri candidati (Virzì, Moretti, Garrone etc) non piacciono all’America.”

    Chi si occupa di critica su aree pubbliche dovrebbe sapere che il comitato che seleziona i candidati all’Oscar per il “miglior film straniero” è solo parzialmente americano: i giurati provengono da tutto il mondo.

    Laddove le giurie sono solo USA (vedi Golden Globe) la considerazione per la produzione italiana recente è assai migliore: “Gomorra”, “Baaria” e perfino “Io sono l’amore”, pur battuti in finale, hanno avuto ambite nominations.

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