Paolo Virzì, tutte le (sante) parole del giorno

di Pina

Una  montagna di parole per accompagnare una montagna di immagini.

Paolo Virzì, regista livornese, alla vigilia dell’uscita in tutte le sale del suo ultimo film “Il capitale umano ha accompagnato questa promozione con tante dichiarazioni (soprattutto con Natalia Aspesi de La Repubblica). Il film d’altro canto merita lo spazio che ha avuto.

Ecco in breve il Virzì-pensiero di questi giorni relativo alla pellicola in questione:

Il romanzo

“Sono grato a Stephen Amidon per il bellissimo romanzo e i miei produttori che mi hanno dato la possibilità folle di strappare una storia così all’America per ambientarla in Brianza. E il romanzo mi ha permesso di sperimentare una struttura a puzzle indagando la crisi economica dal dietro le quinte, nelle vite di questi personaggi. Il testo mi aveva molto turbato, perché quel dominio ansioso e cieco attorno al denaro non ha più confini, perché c’era già scritto tutto, un thriller dell’opulenza che genera povertà e infelicità ovunque e rende impenetrabili due mondi, quello dei super ricchi e quello dei dimenticati.”

 Valeria Bruni Tedeschi

“E’ una di quelle mogli avvilite dalla loro inutilità, amate purché si accontentino della ricchezza, abbiano solo desideri materiali e innocui, non pretendano di condividere i pensieri del maschio.”

Le scelta della Brianza

“Non ho mai ambientato un mio film più su di Pisa, la Brianza è un posto molto misterioso per me. L’ho scelta perché è vicina a Milano, dove c’è la Borsa, dove ogni giorno si creano e distruggono patrimoni. Ovviamente è stato scelto anche perché il personaggio di Fabrizio Gifuni è un uomo di borsa, ma anche perché cercavo un’atmosfera che mi mettesse in allarme, un paesaggio che mi sembrasse gelido, ostile e minaccioso. Mi interessavano due scenari, quello dell’hinterland con i grumi di villette pretenziosi dove si celano illusioni e delusioni sociali e quello dei grandi spazi attorno a ville sontuose dai cancelli invalicabili.”

Le location

“Ho girato nella campagna di Osnago, nel centro storico di Varese, di Como, città ricchissima che esrime il degrado della cultura con quel suo unico teatro chiuso e in rovina, il Politeama. E che ha una parte importante nel film, come simbolo di un inarrestabile degrado e sottomissione al denaro. La bella villa con piscina e i sontuosi interni, dove vive la famiglia opulenta di Gifuni, l’ho presa in affitto ad Arese, e l’ho pagata profumatamente: ci ho aggiunto solo il tennis.”

Valeria Golino

“E’ la compagna dell’immobiliarista pasticcione, è una psicologa che si occupa di perdenti, portata all’accudimento dei ragazzi balordi e anche di quel cialtrone che le vive accanto. I ragazzi ancora minorenni, abbandonati a se stessi anche se schiacciati dalle ambizioni dei gentiori, vivono una personale tragedia che è il fulcro del thriller.”

Gli italiani

“Mi pare che gli italiani abbiano pochissimo senso civico e che la nostra borghesia sia molto egoista e carente verso i bisogni degli altri. Del resto siamo un paese plasmato dal berlusconismo, dagli ostentatori che rendono volgare la ricchezza e lo spreco, che fa dei truffatori dei martiri ed eroi.”

Beppe Grillo

“Grillo non mi ha mai fatto ridere neanche quando faceva solo il comico e adesso mi fa rabbia perché approfitta delle frustrazioni, del senso di abbandono, della credulità di tanta gente: per la quale invece ho molta simpatia umana, anche perché alcuni personaggi di altri miei film erano grillini in pectore, innocenti e incattiviti. In un film non ci si dovrebbe accontentare di sfotterlo, bisognerebbe capire dove ci trascineranno queste nuove figure di messia del vaffanculo.”

La realtà di oggi

“Il mio film si avvicina chiaramente a questo particolare e difficile periodo del nostro Paese, ma è vero anche che ci tenevo a farlo attraverso il racconto e la costruzione credibile di quei personaggi. Non voglio e non mi va mai di dare messaggini preconfezionati, è giusto che il cinema parli col linguaggio del cinema.

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