Horror italiano: un genere in via d’estinzione?

Rientra a pieno titolo nella tradizione horror italiana, con tutti i crismi “E tu vivrai nel terrore: l’aldilà” titolo di Lucio Fulci che suona come una terrificante promessa, tra l’altro mantenuta, in pieno.

Fulci non si risparmia in nulla, tutto è eccessivo, tutto disturba, tutto fa orrore come non mai, un film che sicuramente soddisfa gli appassionati di sangue.

Forse non tutti sanno che anche Pupi Avati ha fatto delle incursioni nell’horror. Di lui si ricorda “La casa dalle finestre che ridono” in cui la pianura padana diventa un luogo estremamente terrificante per il suo misto di grottesco, orrore e quotidiano.

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I 5 migliori film italiani sul precariato

Da oggi nelle sale, “Smetto quando voglio” è il film di Sydney Sibilia che racconta la surreale (ma poi mica tanto) storia di un gruppo di precari che in mancanza di lavoro, pur di sopravvivere, decidono di darsi allo spaccio di una nuova droga.

Vittime della crisi, dei raccomandati o di una cultura che non apprezza la cultura, ci sono giovani che spesso si vedono costretti a fare tutt’altro nella vita rispetto ai loro studi e a vivere alla giornata, così nel film è possibile assistere ad un colloquio tra un antropologo in cerca di lavoro e uno sfasciacarrozze che non assume laureati e che si sente rispondere rispetto alla laurea:

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Horror italiano: una tradizione che ha fatto scuola

La cinematografia horror è stata sempre piuttosto bistrattata in Italia, come se zombie, vampiri, demoni, notti buie e tempestose, fossero appannaggio esclusivo degli americani.

Poi è arrivato Tarantino il quale ha affermato che la tradizione del cinema horror italiano è tra le più importanti del mondo, e allora tutti hanno ricominciato a crederci un po’ di più. L’horror italiano, degli anni d’oro, è stato davvero qualcosa di a sé stante, fatto di trucchi elaborati, delirio cromatico, esagerazioni e psichedelia ed ha anche fatto scuola oltreoceano.

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Attori feticcio: da Mastroianni a Servillo

La coppia vincente del 2014 si chiama Sorrentino-Servillo. L’ultimo film del regista napoletano “La grande bellezza”, candidato all’Oscar, ha come protagonista indiscusso Toni Servillo, nei panni di un cinico e disincantato giornalista.

Foto|Keystone/Getty Images

Servillo, che può essere definito l’attore-feticcio di Paolo Sorrentino, è stato scelto da quest’ultimo sin dal suo esordio con “L’uomo in più”, film in cui interpretava un vistoso cantante napoletano, caduto in disgrazia a seguito di un fattaccio, con la morte del fratello sulla coscienza e che tenta di risalire la china.

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La Mafia uccide solo d’estate: tutti i premi di Pif

Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, con la sua opera prima ha vinto il premio del pubblico come Miglior Film al Festival di Torino, manifestazione diretta per il primo anno da Paolo Virzì. “La mafia uccide solo d’estate” si è aggiudicato poi un altro riconoscimento, confermando che la pellicola non è passata certo inosservata.

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Paolo Sorrentino oltre “La grande bellezza”, l’esordio e lo sbarco in USA

Paolo Sorrentino esordisce nel lungometraggio con “L’uomo in più”, un film del 2001, più volte definito poetico e che sancisce l’inizio della collaborazione con  Toni Servillo.

 Foto|Alberto Pizzoli/AFP/Getty

Siamo nella Napoli anni ’80, periodo di esagerazioni, dove sotto i riflettori ci sono il calcio e la musica, Antonio Pisapia è il protagonista, anzi, i protagonisti: Antonio è un introverso calciatore integro che non si presta ai trucchi del calcio scommesse, Tony è un egocentrico cantante all’apice del successo, messo fuori gioco da una minorenne che gli si concede.

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