Horror italiano: un genere in via d’estinzione?

di Pina

Rientra a pieno titolo nella tradizione horror italiana, con tutti i crismi “E tu vivrai nel terrore: l’aldilà” titolo di Lucio Fulci che suona come una terrificante promessa, tra l’altro mantenuta, in pieno.

Fulci non si risparmia in nulla, tutto è eccessivo, tutto disturba, tutto fa orrore come non mai, un film che sicuramente soddisfa gli appassionati di sangue.

Forse non tutti sanno che anche Pupi Avati ha fatto delle incursioni nell’horror. Di lui si ricorda “La casa dalle finestre che ridono” in cui la pianura padana diventa un luogo estremamente terrificante per il suo misto di grottesco, orrore e quotidiano.

L’italiano Ruggero Deodato può essere considerato l’inventore del genere cannibal e creatore del primo found footage movie, qualcosa di simile a “The Blair witch project” per capirci.

In “Cannibal Holocaust” una troupe inviata a riprendere i cannibali nella giungla non torna più, chi va sulle loro tracce trova solo il video che avevano girato nel quale si scoprono atrocità compiute a danno dei locali e relativa vendetta.

Un viaggio nell’abisso della violenza più efferata che acceca e si trasmette alla stregua di un virus.

“Suspiria” di Dario Argento è considerato il punto più alto mai toccato dal maestro. Pura sperimentazione, il film non conquista per la sua trama, ma per la sua atmosfera iperreale creata attraverso un uso magistrale di luci e montaggio, invenzioni visive e connubio musicale.

Il futuro del cinema horror italiano appare in bilico, tuttavia non si possono trascurare le prove di Federico Zampaglione, che con i suoi “Shadow” e “Tulpa” ha avuto un discreto successo e sembra pronto ad accogliere l’eredità della tradizione italiana.

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