Horror italiano: una tradizione che ha fatto scuola

di Pina

La cinematografia horror è stata sempre piuttosto bistrattata in Italia, come se zombie, vampiri, demoni, notti buie e tempestose, fossero appannaggio esclusivo degli americani.

Poi è arrivato Tarantino il quale ha affermato che la tradizione del cinema horror italiano è tra le più importanti del mondo, e allora tutti hanno ricominciato a crederci un po’ di più. L’horror italiano, degli anni d’oro, è stato davvero qualcosa di a sé stante, fatto di trucchi elaborati, delirio cromatico, esagerazioni e psichedelia ed ha anche fatto scuola oltreoceano.

Uno dei primissimi film horror che si ricordano è “I vampiri”, di Riccardo Freda. Non ha ancora tutti gli elementi che saranno la cifra dell’horror made in Italy, ma ha un giovane direttore della fotografia che diventerà un maestro del genere, Mario Bava.

Proseguendo nel viaggio virtuale attraverso le pellicole horror memorabili, va subito citato “Profondo rosso” probabilmente il film più famoso, quello che lanciò definitivamente Dario Argento nell’olimpo dei più grandi.

Decisamente un film che ha fatto scuola: il sangue rosso fuoco irreale e terrificante, l’inquietante musica per bambini, il dettaglio che nessuno nota ma che c’è ed è sempre stato lì, l’uso inusuale della musica progressive.

“La maschera del Demonio” di Mario Bava è un altro film divenuto cult, trucchi raffinatissimi, uso virtuosistico della fotografia, un inedito esercizio di delirante necrofilia.

Arrivano anche in Italia gli zombie, ed ecco che Lucio Fulci ha l’idea geniale di mettere i morti viventi su un’isola. Questa diventa subito un luogo di terrore, specialmente quando il rumore del vento si confonde con il respiro degli zombie.“Zombi 2” è un vero splatter estremo.

Zombie velocissimi e sempre pronti all’inseguimento sono quelli di “Incubo sulla città contaminata” di Umberto Lenzi, che ha ispirato Rodriguez e Boyle.

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