Lo chiamavano Jeeg Robot, la risposta italiana a Deadpool?

di Pina

Il primo è un supereroe “per adulti’, che sta facendo impazzire gli americani. Il secondo è un supereroe per caso, interpretato da uno dei volti più interessanti del cinema italiano: Claudio Santamaria.

In attesa di vedere quello che succederà tra Batman e Superman, sono “Deadpool” e “Lo chiamavano Jeeg Robot” infiammare gli animi degli spettatori più devoti al ‘Nerd cinema’. Se “Deadpool”, numeri alla mano, è già una conferma, “Lo chiamavano Jeeg Robot” è una promessa che probabilmente verrà mantenuta. Ma è anche un’occasione per ribadire che i supereroi possono avere anche nazionalità italiana.

Chiedetelo al regista Gabriele Mainetti, il primo ad aver investito su questa rischiosa operazione. Uno dei primi, se non il primo anche in questo caso, a credere nel cinema di genere. In Italia non è una prassi molto in uso.

Ma non aspettiamoci gli “Avengers”. Qui, senza timidezza e con la forza di chi conosce e utilizza molto bene il linguaggio cinematografico si mette in scena un paese devastato: un’umanità al margine di ogni cosa e un romanticismo che latita in persone che sembrano non avere diritto a niente. I ‘reietti’ con gli occhi pieni di storie.

A volte, apparentemente, sono solo i criminali che si ritrovano in uno sfasciacarrozze o la piccineria, come nel fantastico villain di Luca Marinelli. Un punto in comune con “Deadpool”?: uno sguardo più smaliziato verso il sesso e il desiderio umano.

Spazio, dunque, al fantastico.

“Lo chiamavano Jeeg Robot” ha già riscosso consensi durante la sua anteprima capitolina al prestigioso Festival di Roma, ed ora spera di confermarsi.

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