La Grande Bellezza: quello che gli americani non riescono a vedere

di Pina

Da Matt Tyrnauer, corrispondente speciale per Vanity Fair, già regista e produttore, arriva un articolo in cui si indaga il successo del film di Sorrentino “La Grande Bellezza” in America e cosa, molto probabilmente, sfugge agli americani e che solo gli italiani possono capire.

Tyrnauer fa una premessa, associando in qualche modo il film di Sorrentino a “La dolce vita” di Fellini, parla di grandi registi come appunto Fellini, Rossellini e Antonioni come appartenenti all’età dell’oro del cinema italiano, conosciuti tra gli americani più eruditi e colti. Ora il cinema italiano non è più a quei livelli così come si abbassato lo stimolo intellettuale degli americani.

Secondo Tyrnauer, “La Grande Bellezza” tocca delle corde del pubblico americano che sono diverse da quelle degli spettatori italiani ed aggiunge: “La dolce vita è così potente che ha praticamente definito tutta Italia per molti americani per almeno tre generazioni . Ma, come il capolavoro di Fellini, ciò che colpisce del film di Sorrentino è l’atto d’accusa bruciante del mondo che raffigura”.

Per cui per il pubblico italiano i simboli che rievoca, di un momento “decadente” post-berlusconiano, sono immediatamente intellegibili. Forse anche i più intellettuali spettatori americani si perdono, come ne “La dolce vita”, sulla seducente bellezza, abbagliante dell’incantevole superficie di Roma, la sua bellezza e le sue feste. Dunque la satira amara sulla società che emerge da Sorrentino non è percepita dagli americani allo stesso modo che da un qualsiasi italiano.

Possiamo dire che inevitabilmente è così, un film espressione di una certa cultura viene percepito e letto in tutte le sue sfumature da quella stessa medesima cultura, tuttavia “La Grande Bellezza” piace, e piace anche all’estero lì dove, come dice lo stesso Tyrnauer il film è talmente ben diretto e recitato che potrebbe colpire anche senza alcun suono, come un’opera d’arte.

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