Cinema e città: i 5 migliori film italiani (dal 1945 al 1970)

di Pina

“La grande bellezza” di Paolo Sorrentino è un film di cui si discute tanto, è opinione comune che a livello visivo è una meravigliosa cartolina di Roma,  la cui maestosa bellezza è contrapposta ad atmosfere e ambienti decadenti che pure fanno parte della città.

Nella storia del cinema italiano tanti sono stati i luoghi indagati da grandi registi affascinati dalle strade, dalla gente, dai quartieri, dalla storia, dalle atmosfere respirate nelle meravigliose città del nostro Paese.

Da nord a sud, le città non fanno solo da sfondo alla trama ma sono assieme ai personaggi, protagoniste della scena. In questa rassegna ad occupare le varie posizioni ci sono film di grandi maestri del neorealismo come De Sica e Rossellini.

In questi film le città appaiono in tutte le loro sfumature, bellezza, disperazione, splendore, magia.

  • Roma città aperta (1945), Roberto Rossellini

La scena centrale del film, con la corsa e l’uccisione di Pina (Anna Magnani) fu girata in via Raimondo Montecuccoli, al quartiere Prenestino-Labicano di Roma, ed è forse la sequenza più celebre del neorealismo italiano.

  •  L’oro di Napoli (1954), Vittorio De Sica

Uno degli episodi principali si svolge nelle vivaci stradine di Napoli del rione Materdei, dove una suadente Sophia Loren ha una piccola pizzeria chissà perché sempre affollata, e crocevia di incontri e intrighi.

  •  Miracolo a Milano (1951), Vittorio De Sica

Scena indimenticabile è quella degli spazzini che sulle scope volano sul Duomo di Milano, tutta la città è sotto i loro piedi, come in una favola magica.

  •  Il Bell’Antonio (1960), Mauro Bolognini

Il giovane Antonio Magnano torna da Roma nella sua splendida Catania, città però ancora piena di pregiudizi, che lo costringe  a mostrare un’apparenza per lui insostenibile.

  •  Il giardino dei Finzi-Contini (1970), Vittorio De Sica

Tante sono le vie di Ferrara riconoscibili in questo film, e poi le mura cittadine, il Palazzo dei Diamanti, la Cattedrale di San Giorgio e il Castello Estense, accanto al quale c’è la scuola elementare dove, in una delle scene finali, Micol e sua nonna vengono portate prima di essere inviate al campo di concentramento.

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