Mai Stati Uniti, I fratelli Vanzina girano in America a fine agosto

di Pietro Ferraro

Iniziano il prossimo 27 agosto in America le riprese di Mai Stati Uniti, la nuova commedia che i fratelli Vanzina gireranno in sud Dakota, Colorado, Utah, Nevada e Arizona. Dopo il salto vi proponiamo alcune dichiarazioni dei due registi.

La storia vede protagonisri cinque personaggi che si scoprono fratelli in uno studio notarile dove sono stati convocati per ereditare la fortuna di un padre che non hanno mai conosciuto. Un viaggio insieme per portare le ceneri del defunto in una cittadina nei pressi delle Montagne Rocciose è la clausola imposta dal padre affinchè i cinque ottengano l’eredità.

I Vanzina hanno parlato del progetto in un’intervista al quotidiano Il Messaggero:

Sentivo la necessità di prendere ossigeno e così il prossimo film lo giro in America. Io e mio fratello Enrico abbia creato una storia ambientata negli spazi sconfinati del Nuovo Continente…da tempo avevo voglia di lavorare con attori giovani e mi considero soddisfatto del cast: Ambra Angiolini, Anna Foglietta, Ricky Memphis, Dario Bandiera e Giovanni Vernia.

I due registi parlano della trama e dei perosnaggi del film al quotidiano Libero:

Un film in cui cinque persone sono costrette alla convivenza. Individui sulla difensiva che pian piano iniziano ad aprirsi, a mostrare il meglio e il peggio, si comprendono, si detestano fino ad amarsi. Ma in questo caso amore significa comprensione. Ho preso una vacanza anche dall’ultima cinematografia che sembra aver riscoperto tutto in un colpo i sentimenti a due: via dall’Italia, via dagli schemi…[sono personaggi] in crisi, come l’Italia. Uomini e donne che attraversano questo momento storico. Sfigati, nevrotici, falliti, complessati. Personaggi da commedia che si muovono sullo scenario della crisi. La commedia che ha raccontato il miracolo economico, gli Anni di Piombo, la guerra, è una grande chiave di lettura. L’unica che può riuscire a salvarti anche in un periodo come questo.

Un commento anche sull’imminente Festival di Venezia e sui festival in generale:

Ce ne sono troppi e non servono più allo scopo originario. Le rassegne dovrebbero fare bene al cinema. Invece, anche la Mostra non è più, come una volta, il trampolino di lancio per nuovi autori. Non ci si capisce più niente – che so? – trovi Bellocchio e la sera dopo l’ottantesimo Spider Man. La gente è disorientata. Mentre penso che abbia molta voglia di cinema. Durante la Depressione americana nacque Frank Capra che regalava grandi sogni. Magnifiche illusioni che adesso non si realizzano più. Perché tutto è diventato difficile. E i politici – ha ragione Aurelio De Laurentiis – si stringono nelle spalle, come fosse una questione che non li riguarda. Mentre le idee, la creatività, la cultura sono i nostri beni più preziosi.

 

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