Festival di Roma 2012, sabato 10: Alì ha gli occhi azzurri, Benur e Carlo Verdone

di Pietro Ferraro

La settima edizione del Festival internazionale del film di Roma entra nel vivo e anche il cinema italiano fa il suo debutto all’evento capitolino. Per il Concorso internazionale oggi proiezione di Ali’ ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi.

Oggi s’inaugura anche la sezione Prospettive Italia con il documentario fuori concorso Carlo! che i registi Gianfranco Giagni e Fabio Ferzetti hanno dedicato all’attore e regista Carlo Verdone, mentre in concorso ci sarà La Scoperta dell’Alba di Susanna Nicchiarelli con protagonisti Sergio Rubini e Margherita Buy.

Concludiamo con gli eventi speciali: oggi è la giornata del film sorpresa  Benur – Tre comiche disperazioni di Massimo Andrei, il film fuori concorso verrà preceduto da un red carpet con tanto di centurioni e Poppea su biga e del corto Jet Set – Quando l’aeroporto sembrava via Veneto di Antonello Sarno.

ALI’ HA GLI OCCHI AZZURRI

Ostia, periferia e lungomare di Roma, inverno. Due ragazzi di sedici anni, alle otto del mattino, rubano un motorino, rapinano un negozio e alle nove entrano a scuola. Nader è egiziano ma è nato a Roma, Stefano è italiano ed è il suo migliore amico. Anche Brigitte, la fidanzata di Nader, è italiana, ma proprio per questo i genitori del ragazzo sono contrari al loro amore. Nader scappa allora di casa. Il film racconta una settimana della vita di un adolescente che prova a sovvertire i valori della propria famiglia. In bilico tra l’essere arabo o italiano, coraggioso e innamorato, come il protagonista di una fiaba contemporanea, Nader dovrà sopportare il freddo, la solitudine, la strada, la fame e la paura, la fuga dai nemici e la perdita dell’amicizia, per tentare di comprendere la propria identità.

«Il punto di partenza di questo lavoro è stato proprio il conflitto che Nader vive, come essere umano, prima di diventare personaggio: l’amore per una ragazza italiana, vissuto quasi in clandestinità, contro il divieto dei propri genitori e della propria cultura (haram – quello che l’islam considera proibito). Per sfiorare la verità abbiamo messo in scena quel conflitto con Hosny e Fatima, i reali genitori di Nader, e con Brigitte, la ragazza di cui è davvero innamorato, grazie ad una generosa disponibilità da parte loro ad una delicata auto-rappresentazione. Protagonista del film è anche Ostia, il lido di Roma, la spiaggia d’inverno, un territorio per sua natura più multietnico della capitale. Quasi tutto è raccontato attraverso il punto di vista di Nader: la posizione della macchina da presa è determinata dal suo sguardo, dal suo corpo e dalle sue azioni, in un pedinamento continuo e dinamico. Ma non c’è soluzione al conflitto che Nader porta dentro, tra amore e proibizione, tra la cultura di adozione e quella di appartenenza: resta solo la coscienza e la ricchezza della propria contraddizione. [Claudio Giovannesi]

CARLO!

Il cinema di Carlo Verdone visto da dentro. Gli attori, le attrici, i collaboratori, gli amici, la famiglia, le strade e le voci di Roma, il gioco infinito di riflessi da cui nascono personaggi, caratteri, storie. Ma anche la tecnica, la capacità di osservazione, l’uso del corpo e della voce, la nascita e la psicologia dei personaggi maschili, il rapporto complicato con quelli femminili. E poi i film e gli attori di riferimento, il rapporto con il pubblico, la casa in cui è cresciuto, l’importanza della figura paterna, gli studi al Centro Sperimentale, una formazione che abbraccia l’underground e lo Sceicco bianco, Sergio Leone e Pietro Germi, Alberto Sordi e Jack Lemmon.

LA SCOPERTA DELL’ALBA

Roma, 1981: il professor Mario Tessandori viene ucciso dai brigatisti nel cortile dell’università. Muore tra le braccia di Lucio Astengo, suo amico e collega che poche settimane dopo scompare nel nulla. Nel 2011 Caterina e Barbara Astengo, che avevano sei e dodici anni all’epoca della scomparsa del padre, mettono in vendita la casetta al mare della famiglia, abbandonata da tempo, una casa piena dei ricordi di un’infanzia spezzata dalla sparizione improvvisa. In un angolo c’è un vecchio telefono che, nonostante la linea sia staccata, sembra funzionare. Caterina compone dei numeri senza successo, ma quando chiama il numero della sua casa di città di trent’anni prima, inaspettatamente le risponde una voce di bambina: è lei, una settimana prima della scomparsa del papà.

Chi non vorrebbe tornare indietro nel tempo, per rimediare a un errore, oppure semplicemente per curiosità? Con na macchina del tempo si potrebbe modificare il corso della storia. A mio parere, però, l’espressione del sogno più romantico, intenso e coinvolgente è quella di colui che torna indietro nel tempo per salvare la vita di una persona cara. Questo è stato l’elemento che mi ha più colpito del romanzo La scoperta dell’alba, di Walter Veltroni, il cui protagonista ricorre a una fantastica “magia” per recuperare ciò che la Storia gli ha sottratto: un’infanzia come quella di tutti gli altri. Ci ho visto subito una grande potenzialità cinematografica, un’idea sulla quale potevo intervenire integrandovi immagini, suggestioni e ricordi personali. Le vicende storiche cui il film fa riferimento, anche se inventate, riguardano il contesto storico reale e doloroso degli anni del terrorismo. Per la particolarità della vicenda, del genere e del tono, credo che questo film, come faceva il romanzo, porti avanti una riflessione inedita su quell’epoca: una riflessione più privata e forse perciò più accessibile in virtùì della sua veste fantastica, giocosa e onirica che però, nella fase finale di risoluzione catartica, potrebbe fornire più di uno spunto di riflessione. [Susanna Nicchiarelli]

BENUR

Un fratello, una sorella e un immigrato: sono i tre protagonisti di “Benur”. Tre vite senza colori, ma con molti comici dolori. Sergio è un ex stuntman del cinema, invalidato e disoccupato, che per sbarcare il lunario si fa fotografare, vestito da centurione, dai turisti al Colosseo. Vive con la sorella Maria, fallita in amore che per arrotondare, è costretta ad eccitare uomini al telefono lavorando per una hotline erotica.

JET SET – QUANDO L’AEROPORTO SEMBRAVA VIA VENETO

Tra il 1950 e il 1970 davanti alle cineprese dei cinegiornali appostate sulle piste degli aeroporti romani sono passati tutti i divi italiani ed internazionali della cosiddetta “Hollywood sul Tevere”. Era il cosiddetto “Jet Set”, che veniva accolto dai cinegiornali dell’epoca testi di sferzante ironia. Glamour e cinismo, insomma, nella scia della Dolce Vita di Fellini in cui l’arrivo in aeroporto di Anita Ekberg è tuttora il simbolo di quell’epoca in cui la vita, se non dolce, sembrava uno spot.

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