Perez., recensione

di Pina

Un film sulla ricerca della felicità, o meglio, della non-infelicità, il desiderio di starsene per i fatti propri, mantenere un profilo basso, con le conseguenze di vivere a metà, finché non arrivano gli eventi a travolgere le vite umane, anche le più silenziose.

Questa è la premessa che si può fare a “Perez.”, film di Edoardo De Angelis con protagonista assoluto Luca Zingaretti, insieme a Simona Tabasco, Marco D’Amore, Gianpaolo Fabrizio e Massimiliano Gallo.

La storia è quella di Demetrio Perez, un avvocato d’ufficio la cui carriera non è mai decollata veramente. Nemmeno la sua vita privata va meglio, abbandonato dalla moglie e rimasto solo con sua figlia, l’unico raggio di sole nelle sua grigia vita. Una vita che al di là del suo piccolo mondo si dimostra in continuo fermento e soprattutto violenta, dai ladruncoli che tentano di derubarlo sotto casa puntandogli una pistola contro, al camorrista pentito che si ritrova a difendere e che vuole usarlo per i suoi loschi piani di ricchezza.

Ed è proprio questo camorrista, collaboratore di giustizia, interpretato da Massimiliano Gallo, che costringe l’avvocato a riflettere su una delle sue più oscure paure. La figlia Tea, interpretata da Simona Tabasco, sta proprio con il figlio di una famiglia legata alla criminalità organizzata, Francesco Corvino, interpretato da Marco D’Amore. Fidanzato che il pentito potrebbe  togliere dai giochi, solo se Perez è disposto ad aiutarlo nel suo piano.

E così l’avvocato si butta a capofitto in un’avventura che ha quasi del surreale, quantomeno per lui, che non si sarebbe di certo immaginato di ritrovarsi in un’allevamento di bufale ad aprire la pancia di un toro per recuperare dei preziosi diamanti.

La particolarità del film è di certo l’ambientazione, un set freddo, dalle atmosfere livide, quello del Centro Direzionale di Napoli, un groviglio di grattacieli lucenti e anonimi che rispecchiano l’animo depresso del protagonista. Molte scene si svolgono di notte, o al chiuso di un appartamento, come quello dell’amico e collega Ignazio Merolla, interpretato da Gianpaolo Fabrizio. Quest’ultimo sembra, apparentemente, molto diverso da Perez, uno che invece la vita sembra volersela godere, un tipo schietto, dalla battuta pronta, tuttavia tiene dentro di sé la tristezza e l’angoscia di chi sa che non potrà mai più rivedere il proprio figlio, un sentimento troppo forte per poter continuare a vivere ignorandolo.

Ed ecco che Perez si ritrova da solo, solo contro la criminalità, solo persino contro la legge, ma adesso non si farà usare, adesso c’è una decisione da prendere e stavolta va presa, per il bene di Tea.

Tea è una figlia difficile, spesso appare ingrata e incurante dell’affetto profondo che il timido padre prova nei suoi confronti, eppure ammette che lui, il padre, è il primo uomo nella sua vita. Per cui alla fine, dopo un tragico epilogo, padre e figlia si ritrovano insieme, unendo le loro solitudini.

Una buona prova questa di De Angelis che, con qualche spunto di originalità, mette insieme un film lineare, senza intrecci e grovigli da fiction, con un cast davvero azzeccato e un’ottima performance di Luca Zingaretti.

 

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