“Il 25% della sale chiuderà”. La protesta del cinema sardo

di Pina

In queste ore si stanno decidendo le sorti del cinema in Sardegna. La commissione Bilancio della Regione sta infatti mettendo in cantiere buona parte del futuro del settore per i prossimi tre anni. Ma i diretti interesatti non si aspettano nulla di buono.

L’assemblea di Moviementu – Rete Cinema Sardegna –  l’associazione che riunisce  tutti i rappresentanti dell’associazionismo cinematografico: produttori, registi,  sceneggiatori, attori, scenografi, costumisti, maestranze, , esercenti – dopo aver appreso che il nuovo bilancio di previsione della Regione Sardegna ha visto tagliare tutti i fondi destinati al cinema e alle ‘industrie culturali’ in generale, ha scritto direttamente al presidente della Regione Ugo Cappellacci:

La difficoltà in cui si muove un settore così importante nella nostra isola e si sollecita il reintegro dei fondi necessari per il funzionamento della legge regionale che sostiene la produzione, il lavoro e la cultura cinematografica, e della Sardegna Film Commission.

Questi due strumenti creerebbero, se debitamente finanziati, lo start up definitivo di un settore produttivo e creativo come quello del cinema e dell’audiovisivo. Un settore ‘green’, capace di generare sul territorio un ritorno economico e d’immagine diffuso, grazie al coinvolgimento delle diverse realtà produttive, ricettive e commerciali in esso presenti, in sintonia con quanto in più occasioni sostenuto proprio da Cappellacci.

Moviementu ha quindi messo  in atto una campagna di sensibilizzazione che sta toccando  le sale cinematografiche della Sardegna: la proiezione di ciascun film sarà abbinata a due spot appositamente creati da Moviementu per lanciare l’allarme su questa situazione

La Sardegna è  l’unica regione d’Italia a non aver chiesto gli aiuti europei previsti per la digitalizzazione delle sale cinematografiche. Digitalizzazione  imposta direttamente dalle majors. A causa di ciò è quasi certo che chiuderà almeno un quarto delle sale cinematografiche “incapaci di affrontare, da sole, l’ingente investimento necessario per sostituire tutti i proiettori con i nuovi e costosissimi proiettori digitali”.

L’offerta quindi è destinata drammaticamente a diminuire.

Un danno che coinvolge una filiera intera. Dai produttori agli esercenti. Pubblico compreso.

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